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Un ventilatore è l’oggetto che congiunge gli estremi, ed i nodi interni, della storia raccontata nel romanzo Lo stesso vento di Valerio Aiolli (Voland, collana Intrecci, 154 pagine) che piace anche a te se sei un lettore fatto così:

Genere: maschio o femmina

Età: dai 16 anni in su

Carattere e stato d’animo: sei curioso, leale, romantico e fedele. Hai voglia di intrecciare la tua vita ad una storia che ti porti lontano nel tempo ma che, insieme, ti lasci con i piedi ben piantati per terra

Libri piaciuti: Il confine di Giulia di Giuliano Gallini, Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati e La delicatezza di David Foenikos.

Adesso che è estate, ci chiudiamo, finestre sigillate, in stanze dove soffia l’aria asettica e artificiale dei condizionatori. Ma una volta com’era? Era tutto diverso: per esempio a muovere l’aria erano i ventilatori. Che nostalgia, vero?
La stessa emozione la provi leggendo il romanzo di Aiolli, che comincia e finisce in un tempo vicino eppure già irrimediabilmente passato: l’antivigilia dell’ultimo anno del millennio, ma l’autore risale ancora più indietro. E  la sua storia è appunto segnata dalla presenza di un ventilatore, che passa di mano in mano, fino ad arrivare al 1999. Aiolli porta il lettore indietro fino a prima della Seconda guerra, e ci racconta di Adriana e di Fausto, che i ventilatori li assembla, e poi di Adriana e di Vittorio, il frutto sbocciato del loro amore, e poi di Vittorio e di Francesca, perché la vita va avanti, e poi si ferma, e ancora di Peppe e di Bianca, e infine di Guido e di Andrea. A legarli tutti il ventilatore, lo stesso.

Perché proprio quell’oggetto? L’abbiamo chiesto all’autore. Ascolta la prima parte dell’intervista (o scaricala qui):

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Fui incaricato di scrivere un saggio per un catalogo d’arte di una mostra di Gianni Cacciarini, in cui rappresentava una serie di oggetti fuori contesto, tra cui un ventilatore. […] È  un oggetto apparentemente semplice, ma ha una sua raffinatezza di funzionamento: muove, restando fermo, una cosa per noi indispensabile per vivere. È testimone e produttore di destini

L’autore è fiorentino e il suo romanzo è ambientato a Firenze, ma ci confessa che non è facile confrontarsi letterariamente con una città così “connotata”:

Non è mai semplice raccontare storie con lo sfondo del campanile di Giotto, o del Duomo o di piazza Signoria perché basta dire queste parole che nell’animo di chi legge si aprono una serie di file […] Io racconto Firenze senza prenderla di petto

Ascolta la seconda parte dell’intervista (o scaricala qui):

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Vivere, di per sé, non significa nulla. Tutti sono capaci a vivere. Dipende come, dipende cosa. Dipende che uso si fa della propria libertà, del proprio talento. Non del talento artistico, ma del talento vitale. Adeguare la vita a ciò che si sente dentro, questo è il punto.





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